Mercedes lancia l’allarme: “La Germania deve tornare a lavorare 40 ore”

Il presidente del consiglio di sorveglianza Mercedes avverte: la Germania sta perdendo competitività e servono misure drastiche per salvare l’industria

Mercedes lancia l’allarme: “La Germania deve tornare a lavorare 40 ore”
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Giorgio Colari
Pubblicato il 24 giu 2026

L’industria automobilistica europea attraversa una delle fasi più delicate degli ultimi decenni e dai vertici di Mercedes arriva un messaggio che sta già facendo discutere. Martin Brudermüller, presidente del consiglio di sorveglianza della casa di Stoccarda ed ex amministratore delegato di BASF, ha lanciato un duro monito sullo stato dell’economia tedesca e sulle difficoltà che stanno colpendo il settore manifatturiero.

Secondo il manager, la Germania non può più fare affidamento sui vantaggi competitivi che per anni hanno sostenuto la crescita dell’industria nazionale. Costi elevati, pressione internazionale e una produttività che non cresce più ai ritmi del passato starebbero mettendo in discussione l’intero modello economico tedesco.

Parole che assumono un peso particolare considerando il ruolo strategico che il comparto automotive continua ad avere per l’economia europea.

Mercedes vede una crisi profonda per l’industria tedesca

Brudermüller ha descritto una situazione molto più complessa di quanto comunemente percepito dall’opinione pubblica. Secondo il presidente del consiglio di sorveglianza di Mercedes-Benz, il sistema industriale tedesco starebbe attraversando una fase di progressiva perdita di competitività rispetto ai principali concorrenti internazionali.

Negli ultimi anni la Germania ha dovuto affrontare una combinazione di fattori particolarmente pesante. L’aumento dei costi energetici, le tensioni geopolitiche, il rallentamento della crescita economica e la crescente concorrenza asiatica hanno modificato profondamente gli equilibri del mercato globale.

A tutto questo si aggiunge la complessa transizione verso la mobilità elettrica, che richiede investimenti enormi in ricerca, sviluppo e produzione. Secondo il manager, il numero crescente di aziende in difficoltà e l’aumento delle insolvenze rappresentano segnali che non possono essere ignorati.

La proposta: tornare a una settimana lavorativa da 40 ore

Tra le soluzioni proposte da Brudermüller ce n’è una destinata a generare un acceso dibattito. Il manager ritiene infatti che la Germania debba aumentare la produttività attraverso un ritorno più deciso alla settimana lavorativa di 40 ore, mantenendo invariati gli stipendi.

Attualmente, in gran parte del settore metalmeccanico e automobilistico tedesco, il riferimento contrattuale è rappresentato dalle 35 ore settimanali. Secondo il presidente della vigilanza Mercedes, l’alternativa sarebbe molto più difficile da accettare: ridurre i salari o continuare a perdere competitività rispetto ad altre economie.

La proposta arriva in un momento particolarmente delicato per i rapporti tra aziende e sindacati, che nei prossimi anni saranno chiamati a confrontarsi su temi sempre più sensibili come produttività, occupazione e sostenibilità economica della transizione industriale.

È facile immaginare che l’ipotesi di aumentare l’orario di lavoro senza incrementi salariali possa diventare uno dei temi centrali delle future trattative collettive.

Automotive europeo sotto pressione

Le difficoltà evidenziate da Mercedes non riguardano esclusivamente la Germania. L’intera industria automobilistica europea si trova oggi davanti a una sfida senza precedenti.

Da una parte ci sono gli obiettivi ambientali e la necessità di accelerare la diffusione dei veicoli elettrici. Dall’altra emerge una concorrenza sempre più aggressiva da parte dei costruttori asiatici, in particolare cinesi, che possono contare su costi produttivi inferiori e su un forte sostegno industriale interno.

Molti marchi europei stanno inoltre affrontando margini più ridotti rispetto al passato e una crescente pressione sugli investimenti necessari per sviluppare nuove piattaforme elettriche, software e tecnologie digitali. In questo scenario, il tema della produttività torna inevitabilmente al centro del dibattito.

Una discussione destinata a dividere

Le dichiarazioni di Brudermüller arrivano in un momento in cui la Germania sta cercando di ridefinire il proprio ruolo industriale in un contesto globale profondamente cambiato. Per alcuni osservatori, aumentare l’orario di lavoro potrebbe rappresentare uno strumento utile per recuperare competitività. Per altri, il problema andrebbe affrontato attraverso investimenti, innovazione tecnologica e una maggiore efficienza dei processi produttivi. Quel che appare evidente è che il settore automobilistico europeo si trova davanti a decisioni sempre più complesse.

Le prossime mosse dei governi, delle aziende e delle organizzazioni sindacali saranno decisive per capire se l’Europa riuscirà a mantenere la propria posizione di leadership nell’automotive mondiale o se dovrà affrontare una fase di ridimensionamento strutturale. Le parole del numero uno della vigilanza Mercedes rappresentano quindi molto più di una semplice provocazione: sono il segnale di un dibattito che potrebbe influenzare il futuro dell’intera industria europea nei prossimi anni.

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