Batteria immersa nel liquido: il progetto Shell promette ricariche in meno di 10 minuti

Shell presenta la Triple 10 Challenge, un concept che punta su batterie più piccole, ricarica in meno di 10 minuti e maggiore efficienza

Batteria immersa nel liquido: il progetto Shell promette ricariche in meno di 10 minuti
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Giorgio Colari
Pubblicato il 25 giu 2026

Negli ultimi anni il settore delle auto elettriche ha seguito una direzione ben precisa: aumentare la capacità delle batterie per offrire autonomie sempre maggiori. Una strategia che ha permesso di superare in parte l’ansia da ricarica, ma che ha portato con sé anche vetture più pesanti, costose e spesso superiori alle due tonnellate.

Shell immagina però un futuro diverso. Con il progetto Triple 10 Challenge, il gruppo energetico propone un concept che ribalta questo approccio, dimostrando come una gestione più efficiente del calore possa consentire l’utilizzo di batterie più compatte senza compromettere prestazioni e autonomia.

Naturalmente si tratta di un prototipo sperimentale destinato alla ricerca e non di un modello destinato alla produzione, ma le soluzioni adottate potrebbero offrire spunti interessanti per l’evoluzione della mobilità elettrica.

La sfida dei tre “10”

Il nome Triple 10 Challenge racchiude gli obiettivi principali del progetto. Il primo riguarda la ricarica. Il concept promette infatti di passare dal 10% all’80% della batteria in 9 minuti e 54 secondi, utilizzando una colonnina rapida da 175 kW, una potenza già disponibile presso molte infrastrutture pubbliche.

Il secondo obiettivo è l’efficienza energetica. Secondo Shell, il prototipo è in grado di percorrere 10 chilometri con un solo kWh, pari a un consumo di appena 10 kWh ogni 100 chilometri. Si tratta di un valore particolarmente interessante se confrontato con quello delle elettriche oggi considerate tra le più efficienti sul mercato, che normalmente si attestano su consumi superiori.

Il terzo “10” riguarda invece l’impatto ambientale complessivo. Grazie all’impiego di materiali riciclati e a una progettazione orientata alla sostenibilità, l’intero ciclo di vita del veicolo dovrebbe generare circa 10 tonnellate di CO₂, valore che Shell indica come circa la metà rispetto alla media delle attuali auto elettriche europee.

Una batteria da 32 kWh raffreddata a immersione

L’elemento più innovativo del progetto riguarda il sistema di raffreddamento della batteria. La Triple 10 Challenge utilizza un accumulatore da 32 kWh, una capacità decisamente inferiore rispetto a quella di molte auto elettriche oggi in commercio.

Per garantire comunque elevate prestazioni in fase di ricarica, Shell ha sviluppato insieme agli specialisti britannici di RML una tecnologia che prevede l’immersione completa delle celle cilindriche in uno speciale liquido dielettrico, denominato Shell Recharge, che non conduce elettricità.

A differenza dei sistemi tradizionali, che raffreddano le batterie tramite circuiti ad acqua e glicole, questa soluzione consente di mantenere una temperatura molto più uniforme, limitando i picchi di calore che normalmente obbligano l’elettronica a ridurre la potenza durante la ricarica. Il liquido caldo viene inoltre utilizzato per gestire anche il raffreddamento del motore elettrico e dell’elettronica di potenza, semplificando l’intero circuito termico del veicolo.

Più leggera, meno costosa e comunque efficiente

Secondo Shell, proprio questa soluzione permette di ridurre sensibilmente peso e costi. La batteria più compatta, insieme all’eliminazione di parte dell’impianto di raffreddamento tradizionale, consentirebbe di diminuire il costo del pacco batterie di circa il 25%.

Il concept pesa inoltre appena 1.000 chilogrammi, un valore molto contenuto per un’auto elettrica moderna. Nonostante la batteria relativamente piccola, Shell stima un’autonomia reale nell’ordine dei 320 chilometri, ritenuta sufficiente per la maggior parte degli spostamenti quotidiani e anche per affrontare viaggi più lunghi grazie ai tempi di ricarica particolarmente ridotti.

Un laboratorio per le elettriche del futuro

È importante sottolineare che la Shell Triple 10 Challenge non arriverà sul mercato. Il progetto nasce come dimostratore tecnologico con l’obiettivo di stimolare l’industria automobilistica a esplorare approcci alternativi rispetto alla semplice crescita della capacità delle batterie.

Negli ultimi anni molti costruttori hanno infatti privilegiato accumulatori sempre più grandi per aumentare l’autonomia, con inevitabili conseguenze su peso, costi e consumo di materie prime. Shell suggerisce invece una strada diversa: migliorare l’efficienza complessiva del veicolo, ottimizzare la gestione termica e ridurre la massa, così da ottenere autonomie adeguate con batterie più piccole e meno costose.

Resta da capire se queste soluzioni troveranno applicazione nei futuri modelli di serie. Se così fosse, la prossima generazione di auto elettriche potrebbe diventare non solo più efficiente, ma anche più accessibile e sostenibile.

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