Sanzioni record in arrivo: perché Volkswagen non riuscirà a evitare le multe

Dalle multe da 500 milioni l’anno alla piattaforma SSP: come il Gruppo Volkswagen affronta il "trade-off" tra profitti e obiettivi climatici UE

Sanzioni record in arrivo: perché Volkswagen non riuscirà a evitare le multe
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Renato Terlisi
Pubblicato il 5 mag 2026

Wolfsburg, il cuore pulsante dell’industria automobilistica tedesca, si trova oggi ad affrontare uno dei dilemmi più complessi della sua storia centenaria. Come un acrobata che cammina su una fune tesa sopra un abisso finanziario, il Gruppo Volkswagen è stretto tra “l’incudine e il martello”: da un lato la spinta dell’Unione Europea verso una mobilità a zero emissioni, dall’altro la necessità di mantenere i margini di profitto che solo i motori a combustione sembrano ancora poter garantire.

L’equazione impossibile di Arno Antlitz

Questa transizione non è fatta solo di silenziose auto elettriche, ma di numeri crudi che raccontano una realtà difficile. Il CFO e COO del Gruppo, Arno Antlitz, ha descritto la situazione con una lucidità quasi brutale: l’azienda è costretta a gestire un “trade-off”, un compromesso costante tra i soldi persi a causa delle multe per la CO2 e quelli persi a causa dei minori margini di profitto dei veicoli elettrici (EV) rispetto a quelli termici. Fino a quando le auto elettriche non raggiungeranno la redditività dei modelli a benzina, Volkswagen si troverà in quella che molti analisti definiscono una situazione “lose-lose”, ovvero dove ogni scelta comporta una rinuncia economica.

Le sanzioni europee non sono più una minaccia lontana, ma una certezza contabile. Antlitz ha avvertito che il Gruppo rischia di dover pagare fino a 1,5 miliardi di euro (circa 1,75 miliardi di dollari) nel triennio 2025-2027 per il superamento dei target sulle emissioni della flotta. Si parla di un esborso annuo che oscilla tra i 300 e i 500 milioni di euro, una cifra colossale che sottrae risorse vitali alla ricerca e allo sviluppo.

Oltre la domanda “naturale”: forzare il mercato

Il mercato, tuttavia, non sembra correre alla stessa velocità della normativa. Sebbene i dati dell’ACEA mostrino che un’auto nuova su cinque venduta in Europa sia elettrica (una quota del 20,6%), per Volkswagen questo non basta. Il Gruppo ha ammesso apertamente di dover vendere più auto elettriche di quanto sia la domanda naturale in Europa pur di abbassare le emissioni medie della flotta e ridurre l’entità delle multe.

Non mancano però segnali di ottimismo. Nel primo trimestre, la domanda di EV del Gruppo è cresciuta dell’11,5% su base annua, raggiungendo le 176.400 unità. In Europa Occidentale, circa un quinto dei veicoli venduti non ha più un motore a combustione sotto il cofano.

La speranza nel futuro: la piattaforma SSP e la ID. Polo

La strategia per colmare il divario di redditività passa per nuovi modelli e architetture. La nuova ID. Polo, in arrivo quest’anno, insieme a una versione crossover e a un modello ancora più economico previsto per il 2027, rappresentano i pilastri di questa controffensiva. In particolare, si stima che la versione crossover della ID. Polo possa raggiungere il 70-80% del margine di profitto della T-Cross, segnando un passo avanti verso la parità finanziaria tra le due tecnologie.

Tuttavia, il vero traguardo è fissato alla fine del decennio con il lancio della piattaforma SSP. Solo allora Volkswagen prevede che i veicoli elettrici potranno finalmente eguagliare la redditività dei modelli a benzina. Fino a quel momento, il gigante tedesco dovrà continuare la sua marcia cauta ma decisa, consapevole che ogni chilometro percorso verso l’elettrico è una scommessa sul futuro della sua stessa sopravvivenza economica.

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