L’UE valuta nuovi dazi sulle ibride plug-in cinesi: cosa può cambiare

Dopo le elettriche, l’Unione Europea potrebbe introdurre nuovi dazi sulle auto ibride plug-in prodotte in Cina. Ecco cosa sta succedendo

L’UE valuta nuovi dazi sulle ibride plug-in cinesi: cosa può cambiare
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Giorgio Colari
Pubblicato il 19 giu 2026

L’Unione Europea potrebbe presto aprire un nuovo fronte commerciale nei confronti dell’industria automobilistica cinese. Dopo l’introduzione dei dazi compensativi sulle auto elettriche prodotte nella Repubblica Popolare, Bruxelles starebbe infatti valutando l’estensione delle misure anche alle ibride plug-in, una categoria che negli ultimi mesi ha registrato una crescita particolarmente rapida nel mercato europeo.

L’ipotesi nasce dall’evoluzione delle strategie adottate dai costruttori cinesi dopo l’entrata in vigore delle tariffe sulle vetture a batteria. Se inizialmente l’attenzione della Commissione Europea si era concentrata esclusivamente sui veicoli elettrici, oggi il focus sembra spostarsi verso un segmento che sta diventando sempre più importante per marchi come BYD, Chery e SAIC.

Al momento non esistono decisioni ufficiali, ma diverse indiscrezioni provenienti dalla Germania indicano che Bruxelles starebbe già preparando il terreno per un possibile intervento.

Perché l’Europa ha imposto i dazi sulle elettriche cinesi

Per comprendere l’attuale situazione è necessario tornare indietro di circa due anni. La Commissione Europea aveva avviato un’indagine sulle auto elettriche prodotte in Cina, sostenendo che numerosi costruttori locali avessero beneficiato di consistenti sussidi pubblici erogati dal governo di Pechino.

Secondo Bruxelles, questi aiuti avrebbero consentito alle aziende cinesi di ridurre artificialmente i costi di produzione e di esportare veicoli in Europa a prezzi particolarmente competitivi, creando una situazione considerata di concorrenza sleale nei confronti delle case automobilistiche europee. Per riequilibrare il mercato, l’Unione Europea ha quindi introdotto dazi compensativi aggiuntivi sulle vetture elettriche importate dalla Cina.

L’obiettivo era proteggere l’industria continentale e garantire condizioni di competizione ritenute più equilibrate.

La risposta dei costruttori cinesi

L’introduzione delle nuove tariffe non ha però fermato l’espansione dei marchi cinesi in Europa. Al contrario, molti costruttori hanno rapidamente adattato la propria strategia commerciale. Pur continuando a esportare auto elettriche, diversi gruppi hanno iniziato a concentrare una parte crescente della propria offerta sulle ibride plug-in, una categoria che non rientra nelle misure introdotte dall’UE.

Le plug-in hybrid restano infatti soggette al normale dazio d’importazione del 10%, senza ulteriori sovrattasse. Questo vantaggio ha favorito una rapida crescita della presenza cinese nel segmento. Basta osservare l’evoluzione del mercato negli ultimi diciotto mesi: se fino a poco tempo fa i modelli plug-in provenienti dalla Cina erano relativamente pochi, oggi rappresentano una quota sempre più rilevante dell’offerta disponibile in Europa.

Bruxelles valuta una nuova stretta

Secondo quanto riportato dal quotidiano economico tedesco Handelsblatt, la Commissione Europea starebbe valutando la possibilità di introdurre misure analoghe anche sulle ibride plug-in cinesi. Le indiscrezioni parlano di discussioni già avviate a livello istituzionale e della predisposizione dei passaggi necessari per consentire un eventuale intervento qualora venisse ottenuto il sostegno della maggioranza degli Stati membri.

Al momento non esiste alcuna conferma ufficiale da parte delle istituzioni europee. La Commissione non ha infatti commentato le informazioni diffuse dalla stampa tedesca. Tuttavia, il tema appare sempre più attuale all’interno delle discussioni che riguardano i rapporti economici tra Europa e Cina.

BYD, Chery e SAIC tra i marchi osservati con maggiore attenzione

Nel caso in cui Bruxelles decidesse di procedere, i principali protagonisti coinvolti sarebbero alcuni dei costruttori cinesi più attivi nel mercato europeo. Tra questi figurano BYD, Chery e SAIC Motor, aziende che negli ultimi anni hanno ampliato rapidamente la propria presenza nel Vecchio Continente.

Molti dei loro nuovi modelli puntano proprio sulla tecnologia plug-in hybrid, considerata una soluzione ideale per i clienti che desiderano ridurre consumi ed emissioni senza dipendere esclusivamente dalla ricarica elettrica. L’eventuale introduzione di nuove tariffe potrebbe quindi incidere direttamente sulla competitività di questi prodotti.

Le terre rare e il nodo della dipendenza dalla Cina

La questione dei dazi si inserisce all’interno di un contesto più ampio. Negli ultimi mesi l’Unione Europea ha intensificato le discussioni sulla dipendenza strategica dalla Cina per quanto riguarda materie prime e componenti fondamentali per la transizione energetica.

Tra le principali preoccupazioni figurano le terre rare, materiali indispensabili per la produzione di batterie, motori elettrici e numerose tecnologie avanzate. Proprio nelle ultime settimane i leader europei hanno affrontato il tema durante diversi incontri istituzionali, valutando strumenti utili a ridurre la vulnerabilità del continente nei confronti delle forniture provenienti da Pechino. In questo scenario, l’automotive rappresenta uno dei settori più sensibili.

Cosa potrebbe cambiare per il mercato europeo

Qualora l’UE decidesse realmente di introdurre nuovi dazi sulle plug-in hybrid cinesi, gli effetti potrebbero essere significativi. Da un lato, le nuove tariffe potrebbero ridurre il vantaggio competitivo di molti modelli importati, aumentando i prezzi finali per i consumatori.

Dall’altro, le case automobilistiche europee potrebbero beneficiare di una minore pressione concorrenziale in un segmento che sta assumendo un ruolo sempre più importante nella fase di transizione verso la mobilità elettrica.

Resta però una questione aperta: i costruttori cinesi hanno già dimostrato una notevole capacità di adattamento alle nuove condizioni di mercato. Per questo motivo, anche in caso di nuove misure, non è escluso che possano individuare rapidamente ulteriori strategie per mantenere la propria crescita in Europa.

Per ora si tratta soltanto di indiscrezioni. Ma il fatto che Bruxelles stia già valutando questa possibilità dimostra come il confronto economico tra Europa e Cina nel settore automotive sia destinato a rimanere uno dei temi più importanti dei prossimi anni.

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